TUTTO QUELLO CHE SAPPIAMO SUL SARS-CoV-2: LO STUDIO DEL PROF. E. CANNIZZARO

Vivere Medicina vuole dedicare un’edizione speciale della rubrica “De Vita Medica” ad uno studio internazionale coordinato dal Professor Emanuele Cannizzaro circa le modalità di prevenzione del contagio dell’infezione da SARS-CoV-2. L’intero articolo a riguardo è visibile cliccando QUI.

Cosa sappiamo ad oggi di questo virus che ha cambiato radicalmente la nostra quotidianità in questi ultimi mesi?

Il nuovo Coronavirus, chiamato SARS-CoV-2, è stato identificato a Wuhan, in Cina, per la prima volta a dicembre del 2019. Tale virus può trasmettersi sia per via aerea che per contatto interumano diretto e indiretto: la via più frequente è quella tramite droplet, ossia le goccioline respiratorie generate con il parlare, il tossire e lo starnutire, sia dai pazienti sintomatici che da quelli asintomatici.

Stando a un primo studio condotto a Wuhan su una piccola coorte di 99 soggetti, l’infezione colpisce più frequentemente soggetti di sesso maschile, in età avanzata, con patologie concomitanti, in cui induce la comparsa di sintomi fino a patologie respiratorie anche fatali – COVID-19 è, appunto, il nome della patologia.
Il SARS-CoV-2 tuttavia infetta anche soggetti perfettamente in salute, con un tasso di mortalità dello 0,9%: in questi soggetti, l’80,0% non sviluppa sintomi oppure ha sintomi lievi, mentre il 13,8% sviluppa forme severe di cui il 4,7% manifesta insufficienza respiratoria, shock settico o collasso multi-organo.

La metodica diagnostica principale è al momento il PCR test, che rileva il materiale genetico del virus su tamponi, come quello faringeo.

I principali farmaci utilizzati nell’infezione da SARS-Cov-2 sono stati:

  • Remdesivir, un antivirale usato nel trattamento dell’Ebola. Diversi studi ne hanno mostrato l’efficacia in associazione con la Clorochina. Quest’ultima è un anti-malarico studiato nelle patologie polmonari, che si è dimostrato efficace contro il nuovo Coronavirus nei modelli sperimentali in vitro. Secondo uno studio più recente, l’Idrossiclorochina potrebbe essere ugualmente efficace a dosi minori rispetto alla clorochina;
  • Favipiravir, antivirale off-label utilizzato in Cina per il trattamento dei sintomi da SARS-CoV-2;
  • Tocilizumab, che non è un antivirale, bensì un anticorpo monoclonale diretto contro l’IL-6R.

Interessanti sono le ricerche di alcuni gruppi circa il ruolo giocato dall’enzima ACE2 (Angiotensin-Converting Enzyme 2). In particolare, vi sono due forme diverse di ACE2: la prima possiede un dominio transmembrana che può legare il virus e permetterne l’ingresso nelle cellule polmonari; la seconda è in forma solubile non legata alla membrana. Studi in vitro hanno dimostrato che questa forma, legandosi al virus, rende impossibile il suo ingresso nelle cellule.

Dal momento che non è ancora stata trovata una terapia farmacologica efficace né alcun vaccino in grado di limitare la diffusione del virus, è importante prevenire le possibilità di contagio: proprio questo è lo scopo dello studio del Prof. E. Cannizzaro, che ha analizzato le misure organizzative generali imposte dalle autorità competenti, le disposizioni ambientali e le norme aziendali per contrastare la pandemia.

In particolare, lo studio ha proposto le seguenti LINEE GUIDA di prevenzione e protezione in base al livello di rischio.

Nel quadro della prevenzione rientrano:

  • l’individuazione delle zone rosse, in cui è attiva la quarantena e gli spostamenti sono ridotti al minimo indispensabile;
  • l’inquadramento della salute dei singoli dipendenti, clienti, ecc. tramite misurazione della temperatura corporea e l’individuazione di sintomi influenzali;
  • la sanificazione degli ambienti;
  • il distanziamento sociale;
  • un’attenta igiene personale;
  • l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, quali guanti e mascherine.

Le mascherine diffusamente in uso sono le mascherine chirurgiche, che proteggono il naso e la bocca dalla contaminazione con particelle con un diametro medio di 4.5 µm. Gli studi dimostrano che una mascherina chirurgica riduce l’esposizione al rischio da 1,1 a 55 volte. È improbabile che l’utilizzo di tali dispositivi conferisca protezione contro la trasmissione di piccole particelle come le goccioline espirate, ma una parziale riduzione può essere sufficiente a ridurre enormemente il numero di infetti.