Paolo Giaccone: eroe normale e modello da seguire

 

Paolo Giaccone era una persona che amava la vita, che amava il suo lavoro, ed i suoi parenti; che considerava colleghi e amici come la sua seconda famiglia, una famiglia per la quale faceva di tutto affinché si potesse riunire anche al di fuori dell’orario di lavoro. Un uomo colto, con cui parlare di molte cose, vivace sotto molti aspetti. È questo il primo ritratto che ne fa il prof. Paolo Procaccianti, Direttore della scuola di Specializzazione in Medicina Legale, collega ed amico del professor Giaccone.  Ed è il ritratto di un amico quello che deve essere diffuso, ma bisogna sempre ricordare che per quanto “normale”, Paolo Giaccone è stato un eroe.

Lui era un semplice medico legale, che divideva il suo impegno tra la direzione dell’istituto di medicina legale e le consulenza per il palazzo i giustizia. Dall’intelletto vivace (tra le altre cose ha sviluppato un metodo per fare il guanto di paraffina e rilevare quindi tracce di polvere da sparo, adottato anche dall’FBI)  questo medico siciliano grazie al suo grande coraggio ed al suo indiscusso spessore morale divenne un vero eroe.

 

Il 25 dicembre del 1981 infatti, la terribile guerra che si era scatenata fra le famiglie mafiose del palermitano, porta all’omicidio di un boss con la sua scorta e di un’innocente. Le indagini della polizia portano al ritrovamento di una delle auto usate nell’agguato e le indagini scientifiche avevano rivelato l’impronta di un diciottenne già noto all’antimafia e boss di una famiglia mafiosa di Palermo. Le grandi capacità tecniche di P. Giaccone fanno in modo che la Procura ed il tribunale di Palermo gli affidino la perizia dattiloscopica. A questo punto il medico inizia a ricevere telefonate di notte, avvertimenti, intimidazioni: se non avesse modificato i risultati della perizia, scagionando così uno dei killer, sarebbero morti lui ed i suoi famigliari. Ma Giaccone era troppo onesto per cedere al ricatto mafioso e per lasciarsi intimidire.

Anche un bambino potrebbe sovrapporre i punti e capire che appartiene a Giuseppe Marchese” scrive Giaccone nella sua relazione sull’impronta ritrovata.

Ed è con la sincerità e l’innocenza tipica dei bambini che Paolo Giaccone decide di andare avanti per la sua strada, portando in fine all’arresto di un pericoloso killer ed ad una passo in avanti nella lotta alla mafia. Così l’11 agosto del 1986 , nel viale alberato del Policlinico di Palermo, il medico è raggiunto da tre uomini; uno di loro gli spara cinque colpi. Paolo Giaccone muore per aver compiuto il proprio dovere con giustizia ed onestà. Dell’autopsia se ne occupa, con un collega, il Professore Paolo Procaccianti, il quale, davanti le telecamere del programma televisivo “Lucarelliracconta”, andato in onda il 14 maggio su Rai3 in prima serata,  ricorda le lacrime versate in quei momenti per l’amico. Nonostante le minacce ricevute Paolo Giaccone proseguì nel suo incarico ripetendo spesso “chi l’ammazza un medico legale?! Non è mai successo”.

Ma la persona uccisa non è solo un medico legale, ma un uomo dalle spalle larghe, forte di fronte alla mafia, un punto di riferimento nella lotta contro la criminalità organizzata.Per questo è giusto che il Policlinico porti il suo nome, affinché grazie al suo esempio, ed all’esempio di tutte le persone che hanno affrontato a viso aperto la mafia, si formino nuove generazioni di professionisti leali e giusti nel loro lavoro e nella loro vita.Cosi che noi studenti, nel percorrere quei viali alberati del Policlinico, spesso di fretta, spesso affaccendati, spesso agitati per un esame o per un impegno improvviso, possiamo rivivere passo dopo passo la storia di chi ci ha preceduto e farne un esempio e monito per il  futuro.

Ecco alcuni fotogrammi del servizio di Lucarelli:

 

Per vedere la puntata di Lucarelliracconta su Paolo Giaccone (dal minuto 44 al minuto 61): http://www.lucarelliracconta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-3b8fab8e-4204-4327-aaef-737ea7138cf8.html?refresh_ce