BYO|BRING YOUR OWN: COSA È IL DDL ZAN?

Il disegno di Legge Zan (che prende il nome dal promotore-relatore) si propone di equiparare la discriminazione verso gli omosessuali alle discriminazioni razziali, etniche e religiose già punite dal codice penale.

Il testo di legge, approvato alla Camera (265 favorevoli, 193 contrari e un astenuto), introduce all’interno dell’art. 604 bis nuove fattispecie penali che puniscono comportamenti accomunati dalla finalità di discriminazione fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

Sarà punito in particolare:

con la reclusione fino ad un anno e 6 mesi o multa fino a 6.000 euro, chiunque istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati su tali motivicon la reclusione da 6 mesi a 4 anni, chiunque istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per tali motivi;con la reclusione da 6 mesi a 4 anni, chiunque partecipa o presta assistenza ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per tali motivi.

Viene poi modificato l’art. 604 ter c.p. che prevede l’aggravante della pena per qualunque reato, punibile con pena diversa dall’ergastolo, commesso per finalità di discriminazione o di odio razziale, etnico, nazionale o religioso, o per agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le predette finalità. 

Pertanto il dibattito sul contenuto di questa legge, sulla sua approvazione alla Camera e sulla sua fase di stallo al Senato è sempre più ampio ed aspro. 

Ad oggi, dunque, il Codice Penale italiano punisce reati ed episodi di odio basati su motivi legati all’etica o alla religione, e la legge Zan permetterebbe di punire equamente atti di discriminazione fondati  sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

La Corte di Strasburgo ha ribadito più volte la necessità che gli Stati si attivino per tutelare le persone appartenenti alla comunità LGBTQ+, attraverso una pluralità di misure, tra le quali rientra il contrasto, dal punto di vista penalistico, all’omofobia ed alla transfobia. Infatti, a differenza di molti altri paesi europei, in Italia non esiste una legge ad hoc che punisce le discriminazioni e gli episodi d’odio nei confronti dei gruppi LGBTQ+, motivo per cui il nostro Paese si trova esposto al rischio di una condanna da parte della Corte di Strasburgo.

In quanto a diritti che tutelano la libertà nell’esprimere il proprio orientamento sessuale, a seguito di attenta analisi della situazione della mappa “Europe rainbow”,  è emerso che l’Italia occupa il 35⁰ posto su 49 paesi analizzati e, secondo un altro rapporto, la penisola risulta essere tra i paesi con indice di discriminazione più alto.

Stando infatti ai vari report, paesi come Francia, Germania e Spagna possiedono già una legge capace di gestire il problema delle discriminazioni.

Il primo tentativo di introduzione di una legge contro l’omofobia risale al 1996, quando il deputato illo tempore Nichi Vendola, presentò una proposta mai approvata.

Il disegno di legge Zan, sintesi di cinque proposte di legge (Bolzano, Zan, Scalfarotto, Bartolomeo, Perantoni) ha dunque l’obiettivo di estendere la regolamentazione sui reati d’odio e attacchi di vario genere e comportamenti generati dal diverso orientamento sessuale e identità di genere.

Inoltre l’art. 4 della proposta di legge chiarisce che è fatta eccezione per le opinioni che non siano finalizzate o creino il pericolo di istigazione ad atti discriminatori.

Proprio sotto questo aspetto è palesato quel confine che esiste tra la libertà di manifestazione del pensiero di cui all’art. 21 della Costituzione e tutte quelle dichiarazioni che possano rivelarsi istigatorie.

Molti sono stati gli interventi al riguardo, da parte di personaggi alquanto in vista.

Tra questi spicca la figura del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che, pronunciandosi sulla questione, ha spiegato, secondo il suo pensiero, in una nota, ciò che comporterebbe una discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Rappresenterebbe una violazione del principio di uguaglianza e una lesione dei diritti umani, necessari alla crescita della persona come individuo che è parte della società e come tale deve avere il diritto ad un’integrazione senza condizioni.

Scritto da Michele Barone e Francesco Siena.
The post BYO|BRING YOUR OWN: COSA È IL DDL ZAN? appeared first on Vivere Ateneo.